programma Van Gogh Lomazzo 15 genn chiesa

 

Un grande fuoco nel cuore: Van Gogh chiama così quel pungolo che si sorprende conficcato nella carne e che lo spalanca sull’infinito.

Esso trova espressione nelle lettere al fratello Theo e prende forma e colore nelle sue tele, gesto d’amore e di gratitudine: «Voglio fare dei disegni che vadano al cuore della gente»; «Ho calcato per trent’anni questa terra e per gratitudine voglio lasciare di me un qualche ricordo sotto forma di disegni o di dipinti».

Roberto Filippetti, profondo conoscitore di Vincent Van Gogh, racconta la vita del pittore olandese, in particolare l’ultimo fecondissimo decennio creativo.

Attraverso le opere accostate a frasi folgoranti tratte dalle lettere al fratello Theo, emerge tutto il suo dramma, la sua umanità, quel fuoco nel cuore che della vita di Van Gogh è il tratto dominante: «E allo stesso tempo sentire in modo chiaro che esistono le stelle e l’infinito. Allora la vita diventa quasi incantata».

La Comunità Pastorale, l'Assessorato alla Cultura di Lomazzo e gli istituti scolastici del territorio, vi invitano a partecipare a "Un grande fuoco nel cuore", l'evento di rilevante valore artistico-culturale che si svolgerà sabato 17 gennaio presso la chiesa dei santi Vito e Modesto alle ore 20,45.

Per l'occasione la presentazione del prof. Filippetti sarà supportata da un apposito impianto di proiezione, con maxischermo di dimensioni tali da permettere di apprezzare dettagli che normalmente sfuggono all'osservatore.
L'evento vedrà la partecipazione della Schola Cantorum, della Scuola di Musica di Cermenate.
Solisti - pianoforte: Cristina Perego; flauto traverso: Paola Ceppi; violino: Saverio Paduano.

 

 

La Locandina dell'evento

Locandina stampabile, in formato PDF: > locandina <

 

Organizzatori:
Comunità Pastorale di Lomazzo
Comune di Lomazzo, Assessorato alla Cultura
Istituto comprensivo di Lomazzo
Liceo Artistico di Lomazzo

Relatore: Prof. ROBERTO FILIPPETTI;
SABATO 17 GENNAIO 2015;
CHIESA SS VITO E MODESTO - Lomazzo

Partecipazione di:
• SCHOLA CANTORUM – Lomazzo;
• Scuola di Musica “IL FLAUTO MAGICO” – Cermenate;
• Pianista: Cristina Perego; flautista: Paola Ceppi;
• Violinista: Saverio Paduano.

Due presentazioni:
• ore 10:30 - Riservata alle scuole secondarie di I e II grado del territorio della Bassa Comasca che aderiscono all'iniziativa.
• ore 20:45 - Presentazione aperta a tutti, con ingresso libero.

  

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Roberto Filippetti

 

Roberto Filippetti è nato a Fano nel 1953, si è laureato in Lettere, dal 1977 vive a Camponogara (VE) e insegna nelle scuole superiori. È docente di lettere a Venezia e di iconologia e iconografia cristiana presso l’Università Europea di Roma.

Da anni percorre l’Italia per introdurre bambini, giovani e adulti all’incontro con la grande arte, letteraria e pittorica, e risvegliare il desiderio della Bellezza. Da tale opera divulgativa sono nati i suoi libri, editi da Itaca, attraverso i quali ha raccontato la grande pittura: L’Avvenimento secondo Giotto (2001, quarta edizione; edizioni anche in inglese, francese, tedesco, spagnolo), Il Vangelo secondo Giotto  (2002, sesta edizione), Caravaggio. L’urlo e la luce (2005, seconda edizione; 2011 nuova edizione rivista e aggiornata); S. Francesco secondo Giotto (2006, fuori catalogo); Van Gogh. Un grande fuoco nel cuore (2008),  Pietro, mi ami tu? Lo sguardo di Gesù secondo Giotto (2009), Caravaggio. L’urlo e la luce – catalogo della mostra (2010), Van Gogh. Un grande fuoco nel cuore – catalogo della mostra (2010), Francesco secondo Giotto (2013).

Non meno significativi i suoi lavori dedicati alla poesia e alla narrativa. Ha pubblicato presso le edizioni Itaca: Il per-corso e i percorsi. Schede di revisione di letteratura italiana ed europea (2000, seconda edizione, in tre volumi rispettivamente per la III, IV e V superiore), Leopardi e Manzoni. Il viaggio verso l’infinito (2008), Educare con le fiabe. Andersen, Collodi, Saint-Exupéry, Lewis (2008, seconda edizione), che ripropone le prime due parti di Fiabe d’identità in forma riveduta e molto ampliata; Leopardi e Manzoni. Il viaggio verso l’infinito (2008), L’io spezzato e la domanda di assoluto. Percorso di letteratura italiana ed europea dell’Ottocento e Novecento, in due volumi (2012).

Ha curato per Itaca Eventi quattro mostre itineranti: «Il Vangelo secondo Giotto. La cappella degli Scrovegni», «San Francesco secondo Giotto. La vita del Santo attraverso gli affreschi della Basilica Superiore di Assisi», «Caravaggio. L’urlo e la luce» e «Van Gogh. Un grande fuoco nel cuore»

 

 

Rassegna stampa

Gazzetta di Parma: > articolo <

articoli Van Gogh

 

 

Tracce: > articolo <

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Vincent Van Gogh 

 

Vincent Van Gogh (1853-1890), pittore olandese, rappresenta il prototipo più famoso di artista maledetto; di artista che vive la sua breve vita tormentato da enormi angosce ed ansie esistenziali, al punto di concludere tragicamente la sua vita suicidandosi. Ed è un periodo, la fine dell’Ottocento, che vede la maggior parte degli artisti vivere una simile condizione di emarginazione ed angoscia: pittori come Toulouse-Lautrec o poeti come Rimbaud finiscono la loro vita dopo i trent’anni, corrosi dall’alcol e da una vita dissipata. E, come loro, molti altri. Il prototipo di artista maledetto era iniziato già con il romanticismo. In questo periodo, però, la trasgressione era solo sociale: l’artista romantico era essenzialmente un ribelle antiborghese. Viceversa, alla fine del secolo, gli artisti vivono una condizione di profonda ed intensa drammaticità nei confronti non della società ma della vita stessa.

Il caso di Van Gogh è uno dei più emblematici. Figlio di un pastore protestante, provò a svolgere diversi lavori fino a quando decise per la vocazione teologica. Divenne predicatore, vivendo in villaggi di minatori. Qui, prese talmente a cuore le sorti dei lavoratori, anche in occasione di scioperi, da essere considerato dalle gerarchie ecclesiastiche socialmente pericoloso. Fu quindi licenziato. Crebbe la sua crisi interiore che lo portò a vivere una vita sempre più tormentata. In questo periodo, era il 1880 e Van Gogh aveva solo 27 anni, iniziò a dipingere. La sua attività di pittore è durata solo dieci anni, essendo egli morto a 37 anni nel 1890.

Sono stati dieci anni segnati da profondi tormenti, con crisi intense intervallate da momenti di serena euforia. Si innamorò di una prostituta, Sien, e nel 1882 andò a vivere con lei. L’anno dopo, convinto dal fratello, lasciò Sien e si trasferì nel nord dell’Olanda. Intanto sviluppava un intenso legame con il fratello Theo, che molto lo sostenne nella sua attività artistica anche da un punto di vista economico. Nei dieci anni che ha fatto il pittore Van Gogh è riuscito solo una volta a vendere un suo quadro.

Il periodo iniziale della sua pittura culmina nella tela «I mangiatori di patate», dipinta nel 1885. L’anno successivo si trasferì a Parigi, dove il fratello si era recato per lavoro. Qui conobbe la grande pittura degli impressionisti, ricavandone notevoli stimoli. Rinnovò infatti il suo stile, acquisendo maggior sensibilità per i colori e per la stesura a tratteggio. Rimase due anni a Parigi, fino al 1888. Si trasferì ad Arles, nel sud della Francia. Dopo qualche mese lo raggiunse Paul Gauguin ed insieme i due iniziarono un sodalizio artistico intenso che però si interruppe poco dopo per la partenza di Gauguin. La partenza di Gauguin procurò una nuova crisi a Van Gogh che si tagliò il lobo di un orecchio. Iniziarono i suoi ricoveri in ospedale, sempre più in bilico tra depressione e brevi momenti di felicità. Il 27 luglio del 1890 si tirò un colpo di pistola al cuore. Dopo due giorni morì.

L’attività di Van Gogh è stata breve ed intensa. I suoi quadri più famosi furono realizzati nel breve giro di quattro o cinque anni. Egli, tuttavia, in vita non ebbe alcun riconoscimento o apprezzamento per la sua attività di pittore. Solo una volta era apparso un articolo su di lui. Dopo la sua morte, iniziò la sua riscoperta, fino a farne uno degli artisti più famosi di tutti i tempi.

Van Gogh nell’immaginario collettivo rappresenta l’artista moderno per eccellenza. Il pittore maledetto che identifica completamente la sua arte con la sua vita, vivendo l’una e l’altra con profonda drammaticità. L’artista che muore solo e disperato, per essere glorificato solo dopo la morte. Per giungere a quella fama a cui, i grandi, arrivano solo nella riscoperta postuma.

 

Vincent Van Gogh autoritratto