Zampognari a Lomazzo 

Domenica 9 dicembre 2018

Continua a vivere la tradizione della piva natalizia

 

 

LA TRADIZIONE DELLA PIVA

Quella che comunemente in tutta Italia è nota con il nome di zampogna, è uno strumento che in realtà ha forti connotazioni regionali.

Nel nord Italia è diffuso soprattutto lo strumento conosciuto con il nome di piva o di baghèt, che gli esperti di musicologia chiamano con il nome ufficiale di cornamusa bergamasca.

Il baghèt è uno strumento tradizionale molto antico. La sua esistenza è attestata dalla metà del Trecento: del 1347 è infatti "L'albero della Vita o di San Bonaventura", un affresco nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Bergamo Alta, dove è riprodotto un suonatore di cornamusa bergamasca.

Altre raffigurazioni sono al castello di Malpaga, a Piario, in Sant'Agostino a Bergamo Alta, nelle Danze macabre a Pinzolo.

Questo strumento era stato praticamente abbandonato a metà degli anni cinquanta, con l'entrata in crisi della civiltà contadina, ma a partire dagli anni Ottanta molti hanno iniziato una riscoperta delle tradizioni e oggi non è difficile trovare anche numerosi giovani che si avvicinano a questi strumenti legati alla tradizione.

 

 

LO STRUMENTO

La piva è composta da una canna principale con fori per le dita, da due canne di bordone (maggiore e minore) e da una canna detta insufflatore. Tutte e tre sono inserite in un otre di pelle che costituisce il serbatoio dell'aria.

L'otre è in pelle conciata, tradizionalmente di capretto, che viene cucita nella parte posteriore e si utilizzano le aperture di collo e zampe anteriori per l'inserimento della canna principale e dei bordoni, mentre viene fatto un apposito taglio per l'insufflatore.

La canna principale, ad ancia doppia, è costruita in un unico pezzo di legno, lavorato al tornio, con sette fori per le dita nella sua parte anteriore, il foro per il mignolo è doppio per permettere l'uso dello strumento a destrimani e mancini (quello non utilizzato viene tappato con cera). Possiede altri fori chiusi detti di intonazione.

Il bordone minore, ad ancia semplice, è costituito da due pezzi, lavorati al tornio, produce un suono un'ottava sotto rispetto alla nota più grave della canna principale, viene tenuto appoggiato all'avambraccio. Il bordone maggiore, ad ancia semplice, è costituito da tre pezzi e produce un suono due ottave sotto alla nota più grave della canna principale, la canna del bordone maggiore viene tenuta appoggiata alla spalla.

Il fatto che i bordoni siano composti da più pezzi permette al musicista di accordarli prima di suonare, accorciando o allungando la lunghezza complessiva delle canne facendo scorrere avanti e indietro i singoli segmenti delle parti in innesto.

 

 

UNA CURIOSITA'

Una melodia tipica di Natale, caratteristica dell'area del Milanese, ma diffusa in tutto il nord Italia e da sempre eseguita dagli zampognari per le feste natalizie, è il celebre "Piva piva". Del testo sembrano esistere diverse varianti, più o meno scherzose e giocose:

Piva, piva l’oli d’uliva; / Gnaca, gnaca l’oli che taca
L'è ul Bambìn ch'el suna la piva / L'è ul Bambìn ch'el porta i belèe.

Piva, piva, l’oli d’uliva; / Gnaca, gnaca, l’oli de taca;
L'è ul Bambìn el porta i belé, / la Madòna la spènd i dané.

Piva, piva, l’oli d’uliva; / Gnaca, gnaca, l’oli de taca;
Nina nana bell Tusìn / che l’è 'rivà Gesù Bambìn!

Fa la nanna o bel Bambìn, / Re divin, Re divin.

 

Tutti conoscono il tradizionale motivetto, ma molti ancora si domandano cosa voglia significare il riferimento all'olio d'oliva nella melodia degli zampognari e dei suonatori di piva.

La spiegazione è abbastanza semplice: lo strumento musicale della piva è realizzato con la pelle di un capretto. Per mantenere morbida la pelle è necessario ogni tanto ungerla, per evitare che si screpoli o, peggio, che possa rompersi. Per questo i suonatori si portavano dietro con sé un boccettino con l'olio in modo da poterne cospargere, alla bisogna, qualche goccia. Il risultato? La piva, leggermente unta con le gocce d'olio, era ovviamente un po' appiccicosa, da cui il verso seguente, "Gnaca, gnaca l’oli che taca". Mistero svelato!

Infine una illustre curiosità... la melodia di questo canto è la stessa, trasposta e riadattata, che si ritrova in un passaggio delle "Nozze di Figaro" del celebre compositore austriaco Wolfgang Amadeus Mozart, e più precisamente nel coro "Ricevete o padroncina" del terzo atto. Anche il grande Mozart, che viaggiò a lungo in Italia, ebbe modo di conoscere ed apprezzare questo canto tradizionale, diffuso già prima del Settecento, tanto da farne citazione in una sua celebre opera!

 

 

 

 

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