Shoek in Concerto

Lomazzo - Giovedì 05 luglio 2018

Oratorio via Milano 24 - ore 20:45

ingresso libero 

  


Thomas, in arte SHOEK, ha conosciuto la tragedia delle dipendenze già dalla primissima infanzia. È nato nel 1986 a San Patrignano (Rimini), in una comunità di recupero per tossicodipendenti dove erano ospitati entrambi i genitori. Moltissimi membri della sua famiglia facevano uso regolare di sostanze, alcuni di loro sono morti di overdose, altri di Aids. Come detto da lui stesso, quella della droga era, per la sua famiglia, una vera e propria “maledizione”.

Un’infanzia che definire travagliata è alquanto riduttivo. A tre anni i suoi genitori si sono separati, e la madre si è presa carico di lui soltanto per ambire all’affidamento legale (e quindi all’assegno di mantenimento, che avrebbe voluto usare per continuare a drogarsi). Quando questa speranza non è diventata realtà, la donna si è sbarazzata del figlio perché mantenerlo sarebbe stato un peso eccessivo. Quella dell’abbandono è stata un’esperienza traumatica per lui, che avrebbe segnato in modo drammatico gli anni a venire.

Gli anni dell’adolescenza furono ancora più intensi per lui. Da un lato un padre che lo introduceva in ambienti tutt’altro che sani, dall’altro una madre che faceva di tutto per sfuggire alle sue responsabilità.

Un viaggio verso l’abisso che continuò inesorabile. “La vita mi faceva letteralmente schifo, ma dovetti trovare un capro espiatorio per tutto questo”. A 14 anni iniziò la sua “ricerca spirituale”, che però lui la intendeva come una sfida verso Dio. “Continuavo a urlare contro il cielo: ‘Non credo che tu esista, ma spero che tu ci sia, così il giorno in cui ti vedrò potrò sputarti in faccia per tutto quello che sto passando’!”.

Una rabbia mai provata prima lo portò ad avvicinarsi all’abuso di alcol e, infine, all’uso di droga. Ma il vuoto d’affetto era in continua crescita, e lui si decise a cercare nuovamente sua madre. I due non avevano niente in comune, all’infuori della droga: lei iniziò quindi a condividere le sue dosi con lui, instaurando un vero e proprio legame di morte.

Dopo un’overdose, il padre scoprì tutto e si scatenò contro di lui. “Me ne andai di casa, e iniziai la mia vita sulla strada. La mia vita non aveva alcun obiettivo, i pochi famigliari rimasti vivi non mi volevano, amici non ne avevo. Vivevo spacciando droga”.

Dentro di lui iniziarono ad arrivare delle prime risposte, seppur deboli. “Ero devastato e arrabbiatissimo”. Thomas avrebbe voluto avvicinarsi al satanismo, ma in quel periodo avvenne un incontro che gli cambiò letteralmente la vita. Una ragazza gli parlò di un Dio che l’amava così com’era. Le sue parole non fecero che indurire ancora di più il suo cuore, perché la sua vita sembrava dimostrare il contrario.

Per lui fu difficilissimo mettere da parte il suo orgoglio e il suo stile di vita. Andò a vivere in Spagna, poi in Sudamerica, continuando a sbarcare il lunario attraverso espedienti.

Sentì di aver toccato il fondo. Tornai in Italia, e lì incontrai un gruppo di missionari che, attraverso musica e danza, parlava ai giovani della vera Speranza. Tra di loro conobbi Rebeca. Decisi di cambiare verso alla mia vita. Andai in una comunità di recupero, e quando uscii totalmente dalla droga andai in Brasile per una scuola missionaria e poi in Cile in missione. E quando tornai io e Rebeca ci sposammo. Abbiamo avuto una figlia, Melody Alicia”.

Negli anni più difficili Thomas si rifugiò nella poesia, per poi scoprire più tardi che il Rap avrebbe potuto dare musica ai suoi scritti. Nelle missioni in Sudamerica un ragazzo gli disse che, come nome d’arte, avrebbe avuto bisogno di una parola d’impatto, che facesse capire quanto fosse “scioccante” la vita da lui vissuta. Fu così che Thomas iniziò a farsi chiamare “Shoek”. E ormai da diversi anni, attraverso la sua musica, parla a giovani di tutta Italia per dare loro un messaggio di speranza e di riscatto.

Una storia potentissima di perdono e redenzione che mostra come, persino nei meandri più profondi della miseria umana, c’è Qualcuno che ascolta il grido disperato dei Suoi figli.