Trasferta a Lugano per la Putta Onorata di Goldoni 

Sabato 28 aprile 2018 - Lugano - Piazza della Riforma

inizio della manifestazione a partire dalle ore 14:30

In occasione della Festa Veneziana a Lugano, verrà portata in scena nella città ticinese la rappresentazione de La Putta Onorata di Carlo Goldoni, nella centralissima e prestigiosa Piazza della Riforma, presso il municipio della città di Lugano.

 

Il progetto

La rappresentazione nasce da un progetto del Liceo Artistico Melotti di Lomazzo e dell'Assessorato alla Cultura della Città di Lomazzo, che hanno inteso recuperare il legame tra il Conte di Lomazzo Giuseppe Antonio Arconati e il grandissimo commediografo Carlo Goldoni, che fu sostenuto dal mecenate lomazzese quando era ancora agli esordi della sua carriera artistica e letteraria. La commedia La Putta Onorata è stata portata in scena a Lomazzo a partire da maggio 2017 dapprima presso il Teatro Rocchetta e successivamente presso l'Anfiteatro del Parco e presso la Casa Albergo. 

 

La rappresentazione a Lugano

Su invito del Venetian Mask Forum di Lugano, il Liceo Artistico Melotti e il Comune di Lomazzo assessorato alla cultura  proporranno una nuova rappresentazione che varca i confini nazionali, per far conoscere ed apprezzare la commedia dedicata dal grande Carlo Goldoni al conte di Lomazzo Giuseppe Arconati.

 

La manifestazione

La  Festa Veneziana a Lugano è un evento dedicato alla città lagunare per eccellenza, con la partecipazione di maschere veneziane con magnifici costumi artigianali. Il corteo musicato partirà dal Palazzo dei Congressi e proseguirà nelle vie del centro con danze storiche in Piazza Dante e Piazza della Riforma. In Piazza della Riforma: recite di Carlo Goldoni con gli alunni del Liceo Artistico Fausto Melotti.

 

Approfondimenti sullo spettacolo e sulla trama della commedia > scorri in basso la pagina!

 

 

 

DOVE SAREMO

Piazza della Riforma, 1

Lugano - Svizzera

 

 

 

 

 

 

RECENSIONE DELLA COMMEDIA DI GOLDONI - LA PUTTA ONORATA

Composta nel 1748 La putta onorata, prima commedia popolare del Goldoni costituisce una tappa significativa nel percorso artistico del commediografo. In essa infatti emerge l'amorevole cura per la realtà, scandagliata in sede psicologica ma anche nei risvolti sociali e nella coloritura linguistica. Continuazione di "La putta onorata", è "La buona moglie", rappresentata per la prima volta al teatro Sant'Angelo di Venezia nell'autunno del 1749. Commedia in due tempi, la "Putta"-"Buona moglie", getta uno sguardo non convenzionale nel mondo ricco di chiaroscuri dell'intimità familiare e conferma Goldoni come il più vivace interprete del Settecento italiano.

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ONORIAMO LA PUTTA... ONORATA - GOLDONI A MODO NOSTRO

LO SPETTACOLO MESSO IN SCENA DAI RAGAZZI DEL LICEO MELOTTI

Lo spettacolo proposto dagli studenti del liceo Fausto Melotti non coincide esattamente con il testo originale: è un libero adattamento. Nella finzione teatrale, i ragazzi impersonano sé stessi: sono attori in erba, che si confrontano per la prima volta con un testo di teatro, la Putta Onorata di Goldoni: commentano, provano, recitano, ed offrono la loro personale versione della commedia, che unisce ampi stralci del testo originale goldoniano... alla fantasia del momento.

Il sipario si apre, le luci sul palco si accendono: all'inizio della rappresentazione gli studenti entrano sul palcoscenico e trovano una scenografia ancora in lavorazione, con cavalletti e coperta da teli. I ragazzi/attori si domandano e spiegano perché mettere in scena Goldoni (soprattutto perché proprio La Putta Onorata!), parlano di Goldoni, delle sue intuizioni e delle sue innovazioni nel teatro, ed introducono l'inizio della commedia. 

Siamo a Venezia. La popolana orfana Bettina ama Pasqualino, creduto figlio del gondoliere messer Menego: in realtà è figlio del ricco mercante Pantalone il quale a sua volta si crede padre di Lelio, figlio del gondoliere. Su questo scambio gioca il vizioso marchese Ottavio, che mette gli occhi sulla giovane donna del popolo Bettina e cercherà di circuirla in tutti i modi, facendole regali costosi, promettendole ricchezze...

L'intreccio della commedia si basa sul doppio gioco del marchese Ottavio che finge di proteggere i fidanzati Bettina e Pasqualino ospitandoli in casa... solo per avere la possibilità di controllare meglio Bettina e... provarci!

Subito però emerge il carattere risoluto e autonomo di Bettina, la vera protagonista della nostra commedia.

 

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Carlo Goldoni - Cronologia delle commedie goldoniane


1707 - Nasce
1745 - Il servitore di due padroni
1748 - La putta onorata
1748 - La vedova scaltra
1749 - Il cavaliere e la dama
1750 - Il teatro comico
1750 - La bottega del caffè
1750 - La famiglia dell'antiquario
1750 - Le femmine puntigliose
1750 - Il bugiardo
1752 - La locandiera
1753 - La sposa persiana
1756 - L'avaro
1756 - Il campiello
1759 - Gl'innamorati
1760 - I rusteghi
1762 - Le baruffe chiozzotte
1764 - Gli amori di Zelinda e Lindoro
1765 - Il ventaglio
1787 - Mémoires
1793 - Muore

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CARLO GOLDONI E IL CONTE DI LOMAZZO GIUSEPPE ANTONIO ARCONATI VISCONTI 

 

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LA PUTTA ONORATA di Carlo Goldoni
Commedia in tre atti - Rappresentata per la prima volta in Venezia il Carnevale dell'Anno 1748

A SUA ECCELLENZA GIUSEPPE ARCONATI VISCONTI, CONTE DI LOMAZZO

Regio Feudatario di Arconate, Lomazzo, Cerimedo, Fenegrò, Guanzate e Rovelasca, gentiluomo di camera ed intimo attual Consigliere di Stato delle loro maestà imperiali, consigliere nel supremo Consiglio d'Italia e commissario generale de' confini dello stato di Milano, altro de' signori LX Decurioni di quell'eccellentissimo General Consiglio e regio l. t. del v. Spedal maggiore della medesima città di Milano ecc.

Io, per dir vero, del numero di quei non sono, che possano la ragione della fortuna lagnarsi. Ella mi ha fatto sempre del bene, e me lo ha fatto anche quando meno lo meritavo, e mi ha ella porta la mano più d'una fiata a risorgere, qualora ingrato a' suoi doni le voltai, per così dire, le spalle. 
Pregiatissimo dono della fortuna rimarco io l'onor massimo dell'alto Patrocinio vostro, Eccellentissimo Signore, onore e dono che io confesso non meritare, e che di custodir mi prefiggo gelosamente quanto la mia medesima vita, giacché del pari nell'animo mio risento il piacer di essere, e quello di essere cosa vostra. 
Quelli che hanno l'immagine della fortuna nell'oro e nell'argento e nella vita comoda collocata, si rideranno di me, che in mezzo alle fatiche e alli stenti, e assai mediocremente in arnese, e incerto sempre del mio destino, fortunato mi vanto; ma io conosco me stesso, e so di meritar molto meno, e assaissimo mi compiaccio di quel cortese compatimento, che dall'Universale esigono le mie fatiche; e molto più di consolazione mi empie e di giubilo, quello che degnossi di accordarmi l'E. V., Cavaliere di tanta scienza ripieno, e di sì fino discernimento, i di cui giudizi possono assicurar chi che sia nel dubbio e incerto cammino della Virtù e del Merito. 
Fu nel mese di Giugno dell'anno scorso ch'io ebbi la prima volta l'invidiabil contento di baciarvi la mano, e di vedere cogli occhi miei nel vostro venerabile aspetto i raggi luminosi di quella grand'anima, che ripiena di tutte le morali virtù rende Voi la delizia della vostra gran Patria, l'esempio dell'uomo nobile e del vero Cavaliere Cristiano. 
Oh qual giornata per me felice fu quella! Non so ricordarmene senza novello giubilo, facendo in me una tal rimembranza l'effetto che suol produrre nei ciechi l'immagine delle più belle e più rare cose vedute. 
In fatti, se io sapessi descrivere le delizie della vostra Villa di Castellazzo (ove in quel felice giorno vi trovai), cose avrei a scrivere degne di maraviglia, né poche pagine basterebbono a dare altrui un'idea vera di tutte quelle magnifiche cose, che formano un soggiorno degno di Voi. 
La vastità del palazzo, la ricchezza delle suppellettili, la estensione del gran giardino, in cui si vedono variamente architettati e distinti i più bei verdi d'Italia; la quantità delle fontane e de' giochi d'acqua, tuttoché procurata dall'arte ed estratta di sotterra a forza di macchine, e mantenuta con una eccedente spesa; il parco de' cervi; il serraglio delle fiere, il grato e scelto pomario; la biblioteca, ricca di scelti e copiosi libri; la camera delle Matematiche, in cui si vedono tutte le più scelte macchine che servono allo studio ed alle esperienze della meccanica Filosofia; una Statuaria di antichi celebrati marmi, fra' quali ammirasi la magnifica statua colossale di Pompeo, la quale dal Campidoglio di Roma con immensa spesa fu trasportata dal vostro grand'Avo ad arricchire la Lombardia con uno de' più preziosi avanzi dell'antichità, cose queste son tutte che richiederebbono altro luogo per essere scritte, ed altra mano che le scrivesse; cose elleno sono, che richiamano tutto giorno e i lontani e i vicini all'ammirazione, e voi con tanta umanità e cortesia trattar solete i quotidiani numerosi Ospiti vostri, ai quali non manca mai, nel tempo della Vostra villeggiatura, né lauta mensa, né agiato riposo, né musica, né altri piaceri di questa vita, il condimento dei quali si è la Vostra erudita, graziosa, amabile conversazione. 
E non dovrò io render grazie alla mia fortuna per avermi ella fatto partecipe di tante sì rare cose? Sì, che le sarò sempre grato, ed or piucché mai, poiché fortuna sola, e non grado alcuna di merito fa sì ch'io possa porre in fronte ad una delle miserabili mie Commedie il nome grande, il venerabile nome di V. E., e fregiando in sì alto modo le imperfette Opere mie, tentar gloriosamente gli auspici di un Protettore eccelso e magnanimo. 
Ma no, non è questo puro dono della fortuna; egli è, Eccellentissimo Signore, un tratto della vostra benignità, la quale non sa che spargere a larga mano le beneficenze e le grazie, e Voi formate la fortuna di quelli che vi servono, riconoscono, e ammirano da vicino le Vostre peregrine virtù. 
Che manca in Voi di ammirabile e grandioso? Non la antichità del sangue, il quale sino nel decimoquarto Secolo sparso fu da' gloriosi Vostri Antenati a pro della Patria, ed in servigio di Filippo Maria Visconti Duca di Milano. 
Non grado e dignità, poiché tante ne ha profuse in Voi l'imperadore Carlo Sesto, e tante la Invitta e Gloriosa Regina Vostra Sovrana, che vi rendono in altra guisa noto al Mondo e ragguardevole per ogni dove. 
Non virtù, non valore, non ottima, regolata prudenza, onde negli affari economici, politici e militari, e nei Consigli e nei Governi ove foste con tanto merito destinato, deste saggio mai sempre di pronto spirito e di robustezza di animo, e sopra tutto di dolce adorabile benignità, la quale siccome è a Voi medesimo la virtù prediletta, così porge a me la dolce lusinga, che aggradire vi degnerete quest'umile offerta dell'ossequioso rispetto mio, concedendomi ch'io possa in faccia del Mondo gloriarmi di essere, quale con profonda umiliazione ho l'onore di protestarmi 
Umiliss. Devotiss. ed Obbligatiss. Serv. 
CARLO GOLDONI

 

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LA RAPPRESENTAZIONE ORIGINALE:

  

 

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