Rassegna di Dialetto nei Cortili - Lomazzo

Tornano anche quest'anno le iniziative nei cortili a Lomazzo;

quest'anno nel caratteristico cortile del Vicolo Turconi, in via Pace.

Per l'occasione il filo conduttore delle due serate sarà il nostro dialetto:


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Martedì 25 Luglio

ELSA ALBONICO - Damm a trà. Canti della tradizione lombarda

con Alessio Penzo al pianoforte
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Mercoledì 26 Luglio

I PROMESSI SPOSI IN DIALETTO

brani scelti in vernacolo comasco - di Piero Collina

recitati dagli attori della Famiglia Comasca

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Lomazzo - VIA PACE - ore 21:15

presso il cortile di vicolo Turconi - ingresso libero

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ALCUNE IMMAGINI DEL CORTILE DI VIA PACE / VICOLO TURCONI CHE OSPITA LA RASSEGNA 

     

      

 

 

 

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ELSA ALBONICO e la cultura popolare lombarda

Il nome di Elsa Albonico è legato alla ricerca delle tradizioni locali, sotto il profilo musicale, etnografico e letterario.

Elsa Albonico, laureata in filosofia e studiosa di etnografia e antropologia, da 35 anni ricerca e studia la cultura e il canto popolare di varie aree geografiche con costanza, impegno e passione.

Attraverso la sua ultima opera, “Damm a trà” pubblicata da Alessandro Dominioni Editore, storica libreria comasca (1984) l’autrice ha raccolto più di 1700 proverbi dialettali del territorio lariano e del Canto Ticino affinché le nuove generazioni vi si soffermino ed imparino, perché…  “I piscinitt imparan dai grant“!

 

 

 

 

 

 

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LA VALORIZZAZIONE DEL NOSTRO DIALETTO

Note tratte dalla presentazione del Corso di Dialetto, tenuto a Lomazzo nell'autunno 2016 in collaborazione con la Famiglia Comasca:

"Fino a una ventina d'anni fa il dialetto era forse dato per spacciato: quasi nessuno avrebbe scommesso sulla sua sopravvivenza. Parlare il dialetto, da "cosa normale" per le vecchie generazioni, era divenuta un'eccezione sempre meno frequente, e tra le generazioni nuove sembrava che nessuno avesse alcun interesse per il dialetto. Oggi, quasi a sorpresa, ci si accorge che invece l'interesse per il dialetto sopravvive. E non mancano episodi in controtendenza. Il settore musicale ha saputo mostrare che chi usa dialetto per fare musica ha un "audience" persino fra i giovani e che il dialetto, lungi dall'essere una lingua cristallizzata, si presta a novità, prestiti, rimescolanze e dimostra una forza espressiva notevole. Questo perché il dialetto non è soltanto un semplice idioma, ma una vera e propria arte di comunicare, fatta di espressioni tipiche, detti, metafore, di immagini verbali vivissime, di riferimenti all'esperienza quotidiana, frutto di un'elaborazione che si è modellata nei secoli e che ha portato a raccogliere nei modi di esprimere del dialetto l'atmosfera delle nostre montagne, del nostro lago, delle campagne, delle nostre città e dei nostri paesi. Il dialetto rappresenta un po' il concentrato dei luoghi nei quale si è sviluppato: il dialetto è il distillato del nostro territorio. Finalmente ci troviamo ad essere tutti d'accordo che le espressioni popolari rappresentino una ricchezza culturale: giustamente ci si interroga su come valorizzarle e su come ritagliare degli spazi per il dialetto, per mantenere nel tempo questo patrimonio lessicale e culturale."

 

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RASSEGNA STAMPA

Dalle precedenti iniziative della Famiglia Comasca

Da "Il Corriere di Como"

Pierluigi Mascetti: «Il nostro vernacolo ha un grande fascino e ci permette di salvare le tradizioni»

http://www.corrieredicomo.it/pierluigi-mascetti-il-nostro-vernacolo-ha-un-grande-fascino-e-ci-permette-di-salvare-le-tradizioni/

Trascurato, bistrattato, esaltato. È il destino, volta a volta, del dialetto. Ogni epoca gli riserva uno stato d’animo. Alla lingua dei padri è dedicata oggi la terza edizione della Giornata Nazionale voluta dall’Unione delle Pro Loco d’Italia (Unpli). Una data fissata sul calendario per richiamare alla salvaguardia di un patrimonio linguistico sempre meno parlato.

In controtendenza, la Famiglia Comasca promette entro fine anno un dizionario dedicato al vernacolo locale. L’opera farà seguito alla “Grammatica essenziale del dialètt de Còmm”, curata da Carlo Bassi per l’associazione di via Bonanomi.
Proprio il sodalizio che promuove l’identità e la memoria comense ha una sezione dialettale coordinata da Pierluigi Mascetti, comasco, classe 1941, che grazie alla disponibilità di tre gruppi – “Spindler” di Monte Olimpino, “Due Archi” di Sagnino” e “San Genesio” di Vighizzolo – tiene vivo il vernacolo con spettacoli teatrali. Tra le uscite del 2014, poesie e letture di brani scelti dei “Promessi Sposi” di Piero Collina in dialetto comasco, racconti e canzoni della tradizione popolare, testi e lavori in prosa di Bernardino Malacrida. «Il rapporto con la Famiglia Comasca, per noi, è un grande arricchimento», sottolinea Mascetti.

Come nasce la passione per il dialetto?
«Dall’idea che non vanno assolutamente perse le nostre tradizioni. Agli spettacoli che promuoviamo sono presenti anche tanti giovani. Il dialetto comasco è una lingua ricchissima sotto il profilo culturale. Tante sue espressioni non esistono in italiano. Io mi diletto a tradurre testi classici in vernacolo. Poi, aggiungo, mi faccio lavare i panni nel Lambro… Nel senso che faccio aggiustare le mie traduzioni da chi se ne intende. Con la sezione dialettale intendo riprendere l’iniziativa lanciata dal compianto presidente della Famiglia Comasca Piercesare Bordoli, vale a dire i contatti con le scuole per corsi di dialetto».

Qual è il fascino di questo idioma? 
«È legato alla capacità di esprimere concetti, storie, valutazioni della tradizione popolare. E, ripeto, i giovani ne sono attratti perché certe cose non esistono nella lingua italiana, sono intraducibili. Senza il dialetto, rischiamo di perderle. Questo vale non solo per il vernacolo comasco. Noi proponiamo alcuni spettacoli anche in dialetti diversi dal nostro. Penso alle poesie di Trilussa, in romanesco…».

Qual è la difficoltà maggiore che si incontra nel preservare e tramandare il dialetto?
«Riuscire a coinvolgere le persone. Chi accetta, poi, ne è entusiasta e ci chiede di ripetere l’esperienza. Ma prima, se ci si limita a presentare iniziative in dialetto basandosi soltanto su manifesti e altre modalità impersonali, è difficile avere risposte positive».

Da dove trae origine il dialetto comasco?
«Da un insieme di dialetti del lago e del vernacolo milanese. Su questi ha saputo innestare una propria specifica identità. E alcune peculiarità sono proprio tipiche del dialetto comasco».

Cosa c’è nel nostro dialetto che meglio rappresenta la gente comasca? Si parla sempre della nostra chiusura…
«La chiusura dei comaschi è espressa in poesie sia di Piero Collina, sia di Gisella Azzi. Ma come tratto caratteriale è solo esteriore. Quando si conosce bene il comasco, al posto della chiusura scatta l’apertura. Quella che ci viene imputata è una scorza. Poi, nella concretezza, non si esprime».

Mi dica un’espressione idiomatica dialettale difficile da tradurre.
«Quando chiedi a qualcuno: “Come stai?” e l’interlocutore non è soddisfatto del suo stato può capitare che risponda: “Ghè minga de finì de lamentàs”. Cioè, non si finirebbe mai di lamentarsi. In fondo, un aspetto negativo volto in positivo…».

Marco Guggiari

 

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LA FAMIGLIA COMASCA. UN'ISTITUZIONE CHE FA DA FARO PER LA TUTELA DEL DIALETTO LARIANO

La ‘Famiglia Comasca’ è un’associazione culturale, apartitica e senza fini di lucro, nata il 29 marzo 1969 ad opera di dodici amici, coinvolti nell’avventura da Piero Collina, poeta dialettale e autore della versione in vernacolo comasco dei ‘Promessi Sposi’.

L’articolo tre dello Statuto specifica gli scopi fondamentali dell’associazione e precisamente:
- Custodire, difendere, ravvivare, tramandare i valori testimoniati dalla gente comasca nel linguaggio, nei costumi, nella storia civile e religiosa, nella letteratura, nell’arte, nelle scienze e nelle attività economiche.
- Valorizzare nei modi più degni e convenienti quanto di bello, utile e caratteristico viene fatto in terra comasca, e, al di fuori, da comaschi sensibilizzando in modo opportuno ed efficace l’opinione pubblica.
- Incrementare la conoscenza, l’interesse e l’amore per la terra comasca tra i dimoranti e gli ospiti

A tali fini l’associazione promuove, sostiene ed organizza:
- Studi e pubblicazioni di interesse comasco (in particolare la documentazione e la codificazione del dialetto al fine di elaborarne il lessico e le norme e fissarne la forma grafica, la ricerca e la documentazione di modi espressivi caratteristici, linguistici e melodici)
- Conferenze, dibattiti, riunioni (anche conviviali), letture interpretative, ecc
- La raccolta di documenti, pubblicazioni opere d’arte e cimeli che interessino la vita comasca divulgandone la conoscenza.
- La difesa del patrimonio culturale, artistico e monumentale del territorio anche con interventi di restauro di beni ecc.
- Relazioni e scambi culturali con i comaschi residenti in Italia e all’estero
- L’assistenza a quei comaschi che si prodigano comunque in favore della terra comasca, elevandone il pregio.

In oltre quarant’anni di vita la Famiglia Comasca ha accumulato un suo patrimonio di storia che si intreccia in modo indissolubile con quello della vita cittadina. Questo patrimonio e’ in parte rappresentato dalle pubblicazioni che annualmente l’associazione propone ai soci nella serata prenatalizia unitamente al periodico ‘Vita dell’Associazione’ che riporta le manifestazioni svolte nell’annata. Non va dimenticata la pubblicazione del ‘taccuino in dialetto’.