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NEWS: dopo il grande successo della rappresentazione a Teatro, 

è stato deciso di realizzare una replica, 

GIOVEDI' 1° GIUGNO 2017 ore 21:15,

presso l'Anfiteatro all'aperto nel Parco di Viale Somaini.

Partecipazione aperta a tutti. Passate parola!!

 

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Assessorato alla Cultura del Comune di Lomazzo - Liceo Artistico F. Melotti

INVITO A TEATRO - GOLDONI IN SCENA A LOMAZZO

Il Liceo Artistico Fausto Melotti e l'Assessorato alla Cultura sono lieti di presentare una delle più belle commedie goldoniane, dedicata dal maggiore commediografo del Settecento al suo generoso mecenate: il Conte di Lomazzo in persona!

Gli studenti del Liceo Melotti stanno curando la realizzazione scenica della commedia goldoniana La Putta Onorata: dall'adattamento, alla scenografia, alla recitazione, le diverse classi del Liceo stanno predisponendo un grande spettacolo che fa rivivere un'opera importante di Carlo Goldoni, il più grande autore veneto del '700.

In seguito ad un'attenta ricerca bibliografica, abbiamo ritrovato un legame inaspettato tra il Goldoni e il nostro territorio, tanto che una delle sue opere riporta nel frontespizio una dedica molto eloquente, per ringraziare il Conte di Lomazzo per i sovvenzionamenti e l'ospitalità ricevuta in casa Arconati. 

E' per noi un grande vanto che il Conte di Lomazzo abbia sostenuto la composizione di quest'opera, e che il sostegno partito dal nostro paese abbia permesso a Carlo Goldoni di muovere i primi passi nel campo del teatro e della letteratura.

Vi invitiamo alla rappresentazione:

LA PUTTA ONORATA

dedicata da Goldoni al Conte di Lomazzo

Giuseppe Arconati Visconti

 

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Questa iniziativa gode del patrocinio di Regione Lombardia, Assessorato alle Culture Identità ed Autonomie e si inserisce a conclusione del ciclo delle iniziative del Bicentenario del Comune di Lomazzo 1816-2016.

 

 

 

 

RECENSIONE DELLA COMMEDIA DI GOLDONI - LA PUTTA ONORATA

Composta nel 1748 La putta onorata, prima commedia popolare del Goldoni costituisce una tappa significativa nel percorso artistico del commediografo. In essa infatti emerge l'amorevole cura per la realtà, scandagliata in sede psicologica ma anche nei risvolti sociali e nella coloritura linguistica. Continuazione di "La putta onorata", è "La buona moglie", rappresentata per la prima volta al teatro Sant'Angelo di Venezia nell'autunno del 1749. Commedia in due tempi, la "Putta"-"Buona moglie", getta uno sguardo non convenzionale nel mondo ricco di chiaroscuri dell'intimità familiare e conferma Goldoni come il più vivace interprete del Settecento italiano.

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ONORIAMO LA PUTTA... ONORATA - GOLDONI A MODO NOSTRO

LO SPETTACOLO MESSO IN SCENA DAI RAGAZZI DEL LICEO MELOTTI

Lo spettacolo proposto dagli studenti del liceo Fausto Melotti non coincide esattamente con il testo originale: è un libero adattamento. Nella finzione teatrale, i ragazzi impersonano sé stessi: sono attori in erba, che si confrontano per la prima volta con un testo di teatro, la Putta Onorata di Goldoni: commentano, provano, recitano, ed offrono la loro personale versione della commedia, che unisce ampi stralci del testo originale goldoniano... alla fantasia del momento.

Il sipario si apre, le luci sul palco si accendono: all'inizio della rappresentazione gli studenti entrano sul palcoscenico e trovano una scenografia ancora in lavorazione, con cavalletti e coperta da teli. I ragazzi/attori si domandano e spiegano perché mettere in scena Goldoni (soprattutto perché proprio La Putta Onorata!), parlano di Goldoni, delle sue intuizioni e delle sue innovazioni nel teatro, ed introducono l'inizio della commedia. 

Siamo a Venezia. La popolana orfana Bettina ama Pasqualino, creduto figlio del gondoliere messer Menego: in realtà è figlio del ricco mercante Pantalone il quale a sua volta si crede padre di Lelio, figlio del gondoliere. Su questo scambio gioca il vizioso marchese Ottavio, che mette gli occhi sulla giovane donna del popolo Bettina e cercherà di circuirla in tutti i modi, facendole regali costosi, promettendole ricchezze...

L'intreccio della commedia si basa sul doppio gioco del marchese Ottavio che finge di proteggere i fidanzati Bettina e Pasqualino ospitandoli in casa... solo per avere la possibilità di controllare meglio Bettina e... provarci!

Subito però emerge il carattere risoluto e autonomo di Bettina, la vera protagonista della nostra commedia.

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PERSONAGGI ED INTERPRETI

 

Regista  ................................... Alba Trussi

Vice regista .............................. Matilde Bellome

Bettina, la putta onorata ............ Matilde Bonaventura

Marchese Ottavio di Ripaverde ..... Nicolas Di Santo

Beatrice, moglie di Ottavio .......... Annalisa Viganò

Caterina (detta anche Catte) ........ Erica Santilli

Brighella (servitore pasticcione) .... Alessandro Ricigliano

Arlecchino (servo pasticcione) ..... Greta Viganò

Donna Pasqualina ...................... Giulia Fischi

Pasqualino ................................ Marcel Le Roux

Dama ..,.................................... Camilla Luraschi

Dama ....................................... Anna Del Giudice

L'autore, Carlo Goldoni ................ Marco Brombal

Conte Arconati di Lomazzo ........... Evan Speroni

Presentatore di scena ................... Anna Setola

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Carlo Goldoni - Cronologia delle commedie goldoniane


1707 - Nasce
1745 - Il servitore di due padroni
1748 - La putta onorata
1748 - La vedova scaltra
1749 - Il cavaliere e la dama
1750 - Il teatro comico
1750 - La bottega del caffè
1750 - La famiglia dell'antiquario
1750 - Le femmine puntigliose
1750 - Il bugiardo
1752 - La locandiera
1753 - La sposa persiana
1756 - L'avaro
1756 - Il campiello
1759 - Gl'innamorati
1760 - I rusteghi
1762 - Le baruffe chiozzotte
1764 - Gli amori di Zelinda e Lindoro
1765 - Il ventaglio
1787 - Mémoires
1793 - Muore

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CARLO GOLDONI E IL CONTE DI LOMAZZO GIUSEPPE ANTONIO ARCONATI VISCONTI 

 

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LA PUTTA ONORATA di Carlo Goldoni
Commedia in tre atti - Rappresentata per la prima volta in Venezia il Carnevale dell'Anno 1748

A SUA ECCELLENZA GIUSEPPE ARCONATI VISCONTI, CONTE DI LOMAZZO

Regio Feudatario di Arconate, Lomazzo, Cerimedo, Fenegrò, Guanzate e Rovelasca, gentiluomo di camera ed intimo attual Consigliere di Stato delle loro maestà imperiali, consigliere nel supremo Consiglio d'Italia e commissario generale de' confini dello stato di Milano, altro de' signori LX Decurioni di quell'eccellentissimo General Consiglio e regio l. t. del v. Spedal maggiore della medesima città di Milano ecc.

Io, per dir vero, del numero di quei non sono, che possano la ragione della fortuna lagnarsi. Ella mi ha fatto sempre del bene, e me lo ha fatto anche quando meno lo meritavo, e mi ha ella porta la mano più d'una fiata a risorgere, qualora ingrato a' suoi doni le voltai, per così dire, le spalle.
Pregiatissimo dono della fortuna rimarco io l'onor massimo dell'alto Patrocinio vostro, Eccellentissimo Signore, onore e dono che io confesso non meritare, e che di custodir mi prefiggo gelosamente quanto la mia medesima vita, giacché del pari nell'animo mio risento il piacer di essere, e quello di essere cosa vostra.
Quelli che hanno l'immagine della fortuna nell'oro e nell'argento e nella vita comoda collocata, si rideranno di me, che in mezzo alle fatiche e alli stenti, e assai mediocremente in arnese, e incerto sempre del mio destino, fortunato mi vanto; ma io conosco me stesso, e so di meritar molto meno, e assaissimo mi compiaccio di quel cortese compatimento, che dall'Universale esigono le mie fatiche; e molto più di consolazione mi empie e di giubilo, quello che degnossi di accordarmi l'E. V., Cavaliere di tanta scienza ripieno, e di sì fino discernimento, i di cui giudizi possono assicurar chi che sia nel dubbio e incerto cammino della Virtù e del Merito.
Fu nel mese di Giugno dell'anno scorso ch'io ebbi la prima volta l'invidiabil contento di baciarvi la mano, e di vedere cogli occhi miei nel vostro venerabile aspetto i raggi luminosi di quella grand'anima, che ripiena di tutte le morali virtù rende Voi la delizia della vostra gran Patria, l'esempio dell'uomo nobile e del vero Cavaliere Cristiano.
Oh qual giornata per me felice fu quella! Non so ricordarmene senza novello giubilo, facendo in me una tal rimembranza l'effetto che suol produrre nei ciechi l'immagine delle più belle e più rare cose vedute.
In fatti, se io sapessi descrivere le delizie della vostra Villa di Castellazzo (ove in quel felice giorno vi trovai), cose avrei a scrivere degne di maraviglia, né poche pagine basterebbono a dare altrui un'idea vera di tutte quelle magnifiche cose, che formano un soggiorno degno di Voi.
La vastità del palazzo, la ricchezza delle suppellettili, la estensione del gran giardino, in cui si vedono variamente architettati e distinti i più bei verdi d'Italia; la quantità delle fontane e de' giochi d'acqua, tuttoché procurata dall'arte ed estratta di sotterra a forza di macchine, e mantenuta con una eccedente spesa; il parco de' cervi; il serraglio delle fiere, il grato e scelto pomario; la biblioteca, ricca di scelti e copiosi libri; la camera delle Matematiche, in cui si vedono tutte le più scelte macchine che servono allo studio ed alle esperienze della meccanica Filosofia; una Statuaria di antichi celebrati marmi, fra' quali ammirasi la magnifica statua colossale di Pompeo, la quale dal Campidoglio di Roma con immensa spesa fu trasportata dal vostro grand'Avo ad arricchire la Lombardia con uno de' più preziosi avanzi dell'antichità, cose queste son tutte che richiederebbono altro luogo per essere scritte, ed altra mano che le scrivesse; cose elleno sono, che richiamano tutto giorno e i lontani e i vicini all'ammirazione, e voi con tanta umanità e cortesia trattar solete i quotidiani numerosi Ospiti vostri, ai quali non manca mai, nel tempo della Vostra villeggiatura, né lauta mensa, né agiato riposo, né musica, né altri piaceri di questa vita, il condimento dei quali si è la Vostra erudita, graziosa, amabile conversazione.
E non dovrò io render grazie alla mia fortuna per avermi ella fatto partecipe di tante sì rare cose? Sì, che le sarò sempre grato, ed or piucché mai, poiché fortuna sola, e non grado alcuna di merito fa sì ch'io possa porre in fronte ad una delle miserabili mie Commedie il nome grande, il venerabile nome di V. E., e fregiando in sì alto modo le imperfette Opere mie, tentar gloriosamente gli auspici di un Protettore eccelso e magnanimo.
Ma no, non è questo puro dono della fortuna; egli è, Eccellentissimo Signore, un tratto della vostra benignità, la quale non sa che spargere a larga mano le beneficenze e le grazie, e Voi formate la fortuna di quelli che vi servono, riconoscono, e ammirano da vicino le Vostre peregrine virtù.
Che manca in Voi di ammirabile e grandioso? Non la antichità del sangue, il quale sino nel decimoquarto Secolo sparso fu da' gloriosi Vostri Antenati a pro della Patria, ed in servigio di Filippo Maria Visconti Duca di Milano.
Non grado e dignità, poiché tante ne ha profuse in Voi l'imperadore Carlo Sesto, e tante la Invitta e Gloriosa Regina Vostra Sovrana, che vi rendono in altra guisa noto al Mondo e ragguardevole per ogni dove.
Non virtù, non valore, non ottima, regolata prudenza, onde negli affari economici, politici e militari, e nei Consigli e nei Governi ove foste con tanto merito destinato, deste saggio mai sempre di pronto spirito e di robustezza di animo, e sopra tutto di dolce adorabile benignità, la quale siccome è a Voi medesimo la virtù prediletta, così porge a me la dolce lusinga, che aggradire vi degnerete quest'umile offerta dell'ossequioso rispetto mio, concedendomi ch'io possa in faccia del Mondo gloriarmi di essere, quale con profonda umiliazione ho l'onore di protestarmi
Umiliss. Devotiss. ed Obbligatiss. Serv.
CARLO GOLDONI

 

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LA RAPPRESENTAZIONE ORIGINALE:

  

 

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