Venerdì 4 Novembre 2016 - Teatro Rocchetta - Lomazzo

Nell'ambito delle iniziative Centenario della Grande Guerra 1915-1918 -- 2015-2018

 

LA TREGUA - Spettacolo teatrale

Invito a Teatro Rocchetta
Venerdì 4 Novembre 2016 - Lomazzo
La tregua - con Marco Continanza - con ingresso gratuito - ore 21:00

Dopo oltre 100 repliche nei migliori teatri italiani, il rinomato attore comasco Marco Continanza, nella significativa data del IV Novembre, porta in scena nel teatro di Lomazzo lo spettacolo La TREGUA.

E' la storia di un episodio straripante di speranza accaduto cento anni fa in mezzo al livore della Prima Guerra Mondiale, un racconto da tramandare, per rafforzare l'invito a "restare umani" di fronte ad ogni barbarie.

Se non sapessimo che si tratta di un episodio realmente accaduto, verrebbe da pensare ad esso come a una stupenda leggenda. Durante l’inverno del 1914, al confine tra la Francia e il Belgio, inglesi e tedeschi erano bloccati in una guerra disumana e logorante nelle trincee. Nessuno poteva immaginare quello che sarebbe accaduto da lì a poco.

Davanti a un fondale rosso in cui si apre una voragine nera che richiama tanto i quadri di Burri quanto le devastazioni della guerra, con l’aiuto di pochi altri elementi scenici, Marco Continanza, nei panni del soldato Alexander Mayer, rievoca quella notte di tanti anni fa in cui la fratellanza prevalse sull’odio. Una notte che se non fosse stata documentata da entrambi gli schieramenti, sarebbe parsa davvero incredibile.

 

Tutte le offerte raccolte durante la serata saranno destinate tramite il progetto HELP ai Comuni colpiti dagli eventi sismici del Centro Italia.

Evento FB: https://www.facebook.com/events/266956443705393/

 

testo e regia Giuseppe di Bello

con Marco Continanza
scenografia Laura Clerici
organizzazione Michele Ciarla
produzione ANFITEATRO

 

    

        

 

 

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LO SPETTACOLO

 

Fiandre, 1914, dicembre. 24 dicembre. La vigilia di Natale in trincea. Le trincee della Grande Guerra sono terribili, sono piene di sangue, topi, fango, freddo, cadaveri, morte. Sono l’inferno. Un inferno popolato di ragazzini, anche adolescenti, sedotti dalla chiamata alle armi e dalla difesa della patria, spinti dai loro professori ad arruolarsi per contribuire alla gloria (o alla disfatta) del proprio paese, pena l’etichetta di codardo.
Proprio come in All’ovest niente di nuovo (film del 1930 diretto da Lewis Milestone, splendido e straziante) cui La tregua della compagnia Anfiteatro di Como fa un implicito omaggio, lo spettacolo ci racconta la gigantesca stupidità di un conflitto crudele anche perché mal gestito, male organizzato, nel quale i soldati sono stati letteralmente mandati a morire, a mucchi.

Marco Continanza è in scena solo, maglietta e pantaloni, recita davanti a un infernale fondale rosso sangue che riproduce una grande combustione di Alberto Burri, simbolo incombente del bruciare delle speranze e dell’enorme sprofondo di ogni guerra. Anche le luci di scena sono rosse, e l’attore risulta un po’ sovrastato da questo impianto scenico, le sue parole irrompono nella pace della sala con sufficiente carica drammatica, l’occhio è invece inevitabilmente attratto dal fondale, e la sua presenza magnetica tende anzi a depotenziare l’irruenza del testo, ben scritto da Pino di Bello.
L’autore riesce a bilanciare le note dolorose di una descrizione di guerra difficile da sopportare, faticosa da immaginare, con la tenerezza dell’episodio centrale su cui lo spettacolo si concentra: sul confine tra Francia e Belgio i soldati tedeschi sono davanti a quelli inglesi (scozzesi e irlandesi) da mesi, su entrambi i fronti logorati da bombardamenti ininterrotti e dal continuo susseguirsi di attacchi e ritirate. Nella notte di natale del 1914 un tedesco sente la festa più forte della guerra e improvvisamente intona “Stille nacht”, dapprima il silenzio lo circonda ma poi lo spirito – forse anche grazie al cognac recapitato coi pacchi natalizi – contagia i suoi commilitoni, e poi anche gli inglesi si uniscono al coro, tutti cantano. Tutti cantano la stessa canzone e per qualche ora gli ordini di non familiarizzare col nemico vengono ignorati, si suona insieme, si parla, si mangia cioccolato e si fumano sigari, si gioca a pallone con le porte segnate da barelle ed elmetti, senza guardare alle uniformi. Natale è Natale.

L’interpretazione di Continanza ci aiuta in una lettura pulita di questo episodio perché è intensa ma non enfatica, a tratti perfino divertita ma sempre attenta al senso del racconto.
1914 La tregua ha il merito di affrontare un fatto significativo della prima Guerra Mondiale in una maniera drammaturgicamente ben congegnata, anche pensando ai giovani spettatori. Nei tre anni e mezzo di guerra furono scritti quattro miliardi di lettere e di cartoline, di cui oltre due miliardi indirizzate dal fronte al paese, una cifra stupefacente, l’inserimento di alcuni di questi messaggi nella narrazione costruisce un’alternanza che dona ritmo alla durata, leggermente dilatata, dello spettacolo.

La vicenda è focalizzata su un soldato in particolare, Alexander Mayer, perché concentrarsi su una persona rende più facile l’immedesimazione, altrimenti impedita dalla genericità dei “milioni di morti”, viene detto. E sarebbe meglio non dirlo, al pubblico. I trucchi che funzionano non si svelano…
Esaurito lo zucchero dei pandori 2014 cerchiamo di riflettere col nostro solito cinismo sentimentale: c’è retorica in questa Tregua teatrale? Un tantino, ma in giusta dose, in fondo. Qualche vezzo c’è ma i fatti narrati sono effettivamente straordinari e sentiamo un sollievo onesto per questo squarcio di umanità.
C’è chi trova stucchevole la melassa versata su una sola notte senza morti quando già il giorno dopo tutti sono tornati a obbedire, combattere e uccidere. Vero. Ma quelle ore hanno mutato lo sguardo di chi le ha vissute, i soldati hanno agito con una consapevolezza nuova, a tutti si è schiarita la vista e più chiara è apparsa l’irragionevolezza di sparare ad altri uomini, di altri schieramenti, sì, ma più vicini di quanto non fossero i propri generali, anestetizzati dal dovere militare e dal superficiale rigore con cui si erano costretti ad agire. E’ già qualcosa.

(di ELENA SCOLARI)

 

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LA RECENSIONE 

Una bella recensione da parte di uno spettatore che ha assistito ad una delle rappresentazioni de La TREGUA:

"Venerdì sera, pizzata in famiglia, pioggia. In un’altra occasione avrei scelto la partita Milan – Juve (il calcio mi piace, gioco anche al Fantacalcio…), ma stavolta l’alternativa era lo spettacolo La tregua di Giuseppe Di Bello con Marco Continanza. Imperdibile. Le entusiastiche recensioni che avevo avuto modo di leggere mi avevano colpita. Gli amici che l’avevano visto sono stati tutti concordi nel descriversi commossi dal testo e dall’interpretazione. A questo si aggiungeva il fatto che il ricavato sarebbe stato devoluto a Emergency e che lo spettacolo si sarebbe svolto all’interno della Basilica di San Vincenzo in Galliano, dove non ero – colpevolmente, lo so – mai stata. Le aspettative sono state non solo ripagate, bensì superate alla grande. Il testo è potente e delicato allo stesso tempo, la storia, ispirata a un episodio realmente accaduto durante la Prima guerra mondiale, commovente.
Non è possibile distogliere l’attenzione dalla scena nemmeno per un secondo, tanto l’interpretazione di Continanza è coinvolgente. Io sono rimasta completamente affascinata dal racconto, mi sono immedesimata nei giovani soldati e nei genitori che leggono le lettere del loro figliolo dal fronte. Mi sono entusiasmata al racconto degli incredibili fatti della vigilia di Natale del 1914. Ho sorriso immaginando lo scambio di auguri tra le trincee e ho provato una stretta al cuore pensando all’incontro tra tanti ragazzi che fino a poco prima erano costretti solo allo scontro. Mi sono elettrizzata al pensiero della… affollatissima partita tra gli anglosassoni e i sassoni (ve l’avevo detto, che mi piace il calcio,no?), ho riso al pensiero degli scozzesi in kilt e mi sono commossa per tutto il resto.
Spettacoli come questo mi fanno sempre invidiare il talento che un regista possa avere nello scrivere e realizzare un testo e che un attore possa avere nel renderlo così efficacemente. Marco Continanza è da solo, sul palco, non ha divise addosso (in senso fisico e metaforico)."

(di DALILA LATTANZI)

 

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MARCO CONTINANZA

Marco Continanza si è formato come attore presso la Scuola Internazionale di teatro diretta da Kuniki Ida, conseguendo il diploma di recitazione.
Dal 1998 è attore nella Compagnia Teatro Città Murata di Como.
Dal 2005 è Insegnante di recitazione presso il Teatro Sociale di Como As.Li.Co.
Dal 2011 è inoltre Insegnante presso la Scuola Cinevideo Dreamers di Como.
Nel 2011 ha svolto il ruolo di attore presso il Centro Teatrale Bresciano.
Nel 2014 presso il Teatro Invito (Lc), ha lavorato nella produzione dello spettacolo "La testa nel pallone".
Dal 2014 porta in scena in numerosissimi teatri italiani lo spettacolo teatrale: "1914 - La Tregua", con l'Associazione Anfiteatro.
Ha girato spot per la televisione e per il web, tra i quali lo spot per Asf e ComoNext.

 

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LE IMMAGINI