Viaggio nella Musica - I Beatles

Dialogo con Franco Zanetti, Direttore di RockOL,

senza dubbio il principale esperto italiano dei Beatles - 

che ci accompagnerà in un emozionante ascolto guidato

di alcuni tra i più grandi successi dei Fabulous Four di Liverpool.

Con la straordinaria presenza di Riccardo Bertoncelli e Claudio Buja

esponenti di primo piano dell'editoria musicale italiana e dell'industria discografica 

 

Lomazzo, Giovedì 25 agosto 2016

presso cortile di Villa Ceriani, piazza IV Novembre 4, alle ore 21:00

in caso di maltempo: salone di Villa Ceriani

ingresso libero

 

 

 

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Franco Zanetti

Franco Zanetti, giornalista e scrittore, si occupa professionalmente di musica dal 1974. Nel 1988 ha firmato la prima biografia italiana di Paul McCartney e tra le sue numerose pubblicazioni in ambito Beatlesiano, spicca la traduzione in italiano dal testo originale Revolution in the head di Ian McDonald .

Franco Zanetti è da vent'anni il direttore editoriale di Rockol, il primo sito internet di musica in Italia (www.rockol.it) nato nel 1997, un progetto di assoluta avanguardia per i tempi e sempre sulla cresta dell'onda. E' stato uno dei primi a comprendere che internet sarebbe stato il futuro anche per la musica. 

Agitatore culturale ante literam, Franco Zanetti si presenta con sigaro in bocca ed occhiale bianco che fu di una nota rockstar quando miltava nei Decibel...

"Più che un curriculum, la mia è la storia di venticinque anni di lavoro nel mondo dello spettacolo, un'esperienza guidata soprattutto dalla voglia di divertirsi lavorando. La musica era (ed è) una grande passione: per farne anche un impegno professionale senza tradire la passione è indispensabile, secondo me, che non ci si annoi mai.
La mia storia inizia in un negozio di dischi. Nel negozio di dischi sono entrato come commesso, nel 1975, e ne sono diventato il responsabile dopo meno di un anno; intanto collaboravo con un quotidiano della mia città, "Bresciaoggi", e facevo trasmissioni nelle radio private. Mi sono proposto come ufficio stampa alla EMI, e dopo qualche mese mi hanno chiamato; ho iniziato nel 1978 come segretario della segretaria, per imparare i fondamentali del mestiere, poi sono diventato capoufficio stampa. Dalla EMI sono passato alla CGD - Compagnia generale del disco, come capoufficio promozione, nel 1981; dopo un paio d'anni, ho chiesto di potermi occupare dell'ufficio artistico, ed è lì che è nato il progetto dell'album di Ivan Cattaneo. Che metteva insieme la mia competenza sulle canzoni degli anni Sessanta, l'ecletticità geniale di Ivan e l'attenzione ai fenomeni di flusso e riflusso nei gusti della gente. Anche l'operazione "Bandiera Gialla" mi ha visto direttamente coinvolto: insieme a Bibi Ballandi abbiamo ideato quell'operazione d'immagine sulla discoteca di Rimini, e quell'estate - la prima del "Bandiera Gialla" - resta probabilmente una delle più divertenti della mia vita".

Nella bibliografia di Franco Zanetti spicca il recente "Il libro bianco dei Beatles" - Giunti Editore

 

Per approfondire - FRANCO ZANETTI, Rockol, una testimonianza a 35 anni dalla scomparsa di John Lennon:

http://www.radiomontecarlo.net/audio/erina-martelli-e-stefano-gallarini/193103/FRANCO-ZANETTI-di-Rockol--i.html

 

          

 

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Riccardo Bertoncelli

Riccardo Bertoncelli (Novara, 21 marzo 1952) è un giornalista, critico musicale e conduttore radiofonico, tra i primi in Italia a occuparsi attivamente di rock. Appassionato di rock, diciassettenne fondò una fanzine su ciclostile battezzata dapprima Blues anytime, poi 'Freak' con cui fu conosciuta dai più, ottenendo contatti con case discografiche come la Ricordi. Nel 1973, a ventuno anni, pubblicò Pop Story per la casa editrice Arcana, un libro, oggi di culto e il primo in Italia nel genere, che fece conoscere storicamente e culturalmente ai ragazzi italiani gli orizzonti del pop e del rock. È grazie alla sua attività editoriale ed alla pubblicazione di Pop Story che nello stesso anno inizia a collaborare alla conduzione del programma radiofonico Pop Off di Radio Rai. Nel 1974 fonda la rivista Gong, che fu una delle più importanti di quegli anni per gli appassionati di musica rock e pop; nel 1975 condusse l'edizione estiva di Per voi giovani, un programma radiofonico di Radio Rai che trattava soprattutto rock progressivo.

Piuttosto nota, nel 1975, la sua querelle con Francesco Guccini. Il cantautore reagì a una stroncatura di Bertoncelli al suo album Stanze di vita quotidiana inserendo in una canzone, poi pubblicata con il titolo L'avvelenata, un verso in cui lo citava: « Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po' di milioni, / voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i coglioni... / Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete, / un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate! » (Francesco Guccini, L'avvelenata, 1976). I due in seguito s'incontrarono e trascorsero una serata a casa di Guccini, che suonò alla chitarra la canzone offrendosi di togliere il nome. Bertoncelli però gli disse: «Ora che ci siamo conosciuti, non ha più senso».

Nel 1985 diventa direttore editoriale della casa editrice Arcana. Contribuisce a diffondere l'editoria rock con collane di culto come Vessazioni, La musa rock e Musiqa. Altre sue lunghe collaborazioni hanno riguardato Discoteca HiFi, Superstereo, Audio, Carnet, Il Mucchio Selvaggio, Musica! di Repubblica, il sito Delrock.it con la rubrica "Highway 61".

Pubblica inoltre una monumentale Enciclopedia rock divisa per decenni. Dal 1995 cura l'area musicale Bizarre nel gruppo Giunti. Negli ultimi anni varie traduzioni e revisioni sono state firmate in coppia con Franco Zanetti. Tra il 1996 e il '98 è stato direttore artistico del Salone della Musica di Torino, organizzando tra l'altro un Frank Zappa Memorial Barbecue multimediale all'auditorium del Lingotto. Attualmente lo si può ascoltare ai microfoni della Radio Svizzera Italiana (Rete Due), per conto della quale conduce la trasmissione Birdland, dedicata al jazz. Da alcuni anni tiene un corso di Teoria e tecnica dell'editoria musicale presso l'Università Cattolica di Milano. Oggi scrive su la Repubblica XL, Musica Jazz, Blow Up, AudioReview.

 

Per approfondire - Articoli da non perdere:

http://www.francescoguccini.net/curiosita/553-la-vera-storia-dellavvelenata-raccontata-da-bertoncelli

http://www.milanocultura.com/public/musica/interviste/354-riccardo-bertoncelli-formidabile-quell-anno.asp

 

 

 

 

 

 

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UNO DEI LIBRI DI FRANCO ZANETTI: Il libro bianco dei Beatles

 


 

Dal settimanale "Panorama"

Franco Zanetti, "Il libro bianco dei Beatles": la storia e le storie di tutte le canzoni

recensione di Michele Lauro

È trascorso mezzo secolo, a pensarci non ci si crede. Il singolo di Love Me Do, con P.S. I Love You sul retro, comparve nei negozi britannici il 5 ottobre 1962. Eppure i Beatles sono ancora fra noi, vivissimi. Non tutti in carne e ossa d'accordo ma, "a day in the life", fanno capolino in una melodia diffusa nell'etere o in un riff di chitarra, in uno slogan o un taglio di capelli, in un verso, una rullata o un paio di occhiali tondi, nei nomi e soprannomi che ci hanno affibbiato. Ci sono sempre stati, almeno a partire da qualche generazione. Proviamo a immaginare: è come se nel 1962 i mass media si fossero trovati a celebrare le gesta canore di quattro "capelloni" degli anni Dieci la cui onda non accenna a esaurirsi...

Dunque ecco un nuovo progetto ambizioso, un'opera stuzzicante a partire dalla copertina ispirata, come il titolo, dal leggendario White Album. Firmato dal giornalista, scrittore e beatlesiano doc Franco Zanetti (è il traduttore italiano di The Beatles - L'opera completa , la Bibbia di Ian McDonald), Il libro bianco dei Beatles comprende 211 schede, una per ciascuna delle canzoni registrate e pubblicate dal gruppo durante la carriera attiva (1962-1969), cover comprese. Più un prequel denominato "Preistoria", che ricostruisce la genesi delle prime composizioni poi incluse nella Anthology, le registrazioni amatoriali, il mitico incontro di John e Paul alla festa dell'oratorio e l'ingresso a Abbey Road.

È uno di quei libri di cui aprire una pagina a caso e lasciarsi sorprendere dai ricordi o da una rivelazione inattesa. Zanetti di ogni canzone racconta tutto ma proprio tutto. Date e informazioni esaurienti su compositori ed esecutori si mescolano a curiosità e aneddoti affidati alle parole dei testimoni. Tra il vero e il verosimile, per evitare "l'accademicità e la spocchia". Le chicche non si contano: gli episodi nell'ashram di Rishikesh che ispirarono Sexy Sadie e Dear Prudence, la storia del falso documentario The Beatles At Shea Stadium, i crediti di Ringo Starr su What Goes On pur avendo scritto "cinque parole", le versioni discordi sulla genesi di Eleanor Rigby e In My Life...

Nelle memorabilia di un'epoca in fiore rifulgono gemme d'avanguardia perfino sul Magical Mistery Tour , strambo carrozzone di fotogrammi pop che i Beatles inventarono "strada facendo", come ammise Paul McCartney. Trasmesso per la prima volta in bianco e nero sulla Bbc il 26 dicembre 1967 e brutalmente stroncato (e poi semi dimenticato), viene ora riproposto, restaurato e sottotitolato in italiano, in una nuova edizione Dvd e Blu-ray con contenuti inediti. 

A fianco dell'egocentrico binomio Lennon-McCartney, in questo libro che dà spazio ai fatti e alle voci informate dei fatti anche gli altri due Beatles emergono con la loro personalità. In particolare George Harrison, che rispetto agli altri si portò dietro dall'avventura indiana non solo un nuovo bagaglio di suoni e modi musicali, esotici strumenti a corde e ispirazioni "world" ante litteram, ma un modo di percepire la realtà e vivere il presente e le relazioni che non avrebbe più abbandonato. Per eseguire il raga, si racconta nel Libro Bianco, Harrison convocò a Abbey Road alcuni musicisti dell'Asian Music Circle, mettendoli a proprio agio "seduti su un tappeto, con le luci abbassate e bastoncini d'incenso che bruciavano". 

Se invece volessimo leggere questa formidabile raccolta di storie tutta d'un fiato, troveremmo forse una chiave per comprendere gli anni Sessanta o perfino per illuminare la nostra, di epoca. Mezzo secolo dopo, quella voce antiautoritaria che dovunque era zittita e che John Lennon udiva nel rock'n'roll è ancora lì, "consumata dalla puntina" ma intatta nella sua energia misteriosa. E infatti continuiamo a parlarne.

 

Link recensione: http://www.panorama.it/cultura/libri/libro-bianco-beatles-franco-zanetti/

Un'altra recensione del libro di Zanetti, scritta da Annalisa Nicastro: http://www.sound36.com/il-libro-bianco-dei-beatles/

 

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BEATLES PHOTO GALLERY

 

 

      

     

      

 

 

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INTERVISTA A FRANCO ZANETTI

 

Franco Zanetti conosciuto come Direttore di Rockol è una figura mitica del giornalismo musicale e un creativo poliedrico.

Franco, ad oggi sei conosciuto prima di tutto come Direttore del primo sito di musica in Italia, www.rockol.it, nato nel 1997, un progetto all’avanguardia per i tempi. Sei stato uno dei primi a comprendere che internet sarebbe stato il futuro anche per la musica. Ci puoi spiegare cosa avvenne in quel periodo e perchè hai deciso di far nascere questo sito?

In realtà è stato pensato da Giampiero di Carlo, che è tuttora l’editore unico di rockol, insieme a Gigio Rancilio che allora era un collaboratore dell’Avvenire, e a Stefano Ranzani che purtroppo non c’è più. Nacque come sito di appassionati di musica che volevano scrivere le loro cose senza vincoli giornalistici. Nel ’97 Rancillo andò via e Giampiero mi chiese se potevo aiutarlo a gestire i collaboratori. Correggevo le notizie un paio d’ore la sera e le inserivo e con il tempo è successo che non sono riuscito più a venire via e sono qui ancora oggi. Io però non sono il direttore e nessuno mi offre un lavoro perché sono convinti che io lo sia, ma non è vero, anzi, sarei anche contento di stare da altre parti se qualcuno mi offrisse uno stipendio migliore! Sono sempre alla ricerca di qualcosa di diverso da fare perché se no mi annoio terribilmente.

So che sei un grande collezionista di dischi, ne possiedi circa 25.000, di cui 15.000 in vinile. Quando è nata in te questa sconfinata passione per la musica e quando hai capito di voler far diventare questa passione il tuo lavoro?

Sono un raccoglitore più che un collezionista. Negli anni belli della discografia ci caricavano di dischi e io li mettevo da parte. I dischi ad oggi sono molti di più di 25.000, anche se ho sempre ritenuto il CD un oggetto bruttissimo, ma mi sono dovuto adattare. Non sapevo che sarebbe diventato un lavoro questa mia passione. Negli anni ’60 ascoltavo i dischi di mio nonno e di mio padre. Poi un giorno mio zio mi regalò “Penny Lane” dei Beatles che mi aprì un mondo tutto nuovo. Così una volta scoperto il registratore a bobine di mio padre inizia a farmi prestare i dischi per registrarli. Il primo fu un mio amico, che mi prestò tutta la discografia dei Beatles. Arrivato a 500 dischi registrati ho dovuto trovare un modo per procurarmeli e capii che l’unico modo per riuscire almeno ad ascoltarli era iniziare a scriverne. Un giorno trovai un annuncio di “Brescia Oggi” che cercava giornalisti, risposi, venni scelto e cominciai a scrivere nella sezione spettacoli. Un giorno poi aprirono a Brescia un negozio della EMI, dai quali mi presentai immediatamente chiedendo di diventare il loro direttore, per riuscire ad avere più dischi. Mi assunsero, abbandonai gli studi da psicanalista e mi dedicai totalmente alla musica.

Nel lontano ’74 hai fondato una delle prime radio libere in Italia “Radio1”, come è successo?

Si chiamava “Radio 1” perché era la prima e anche l’unica radio di Brescia che era ospitata nel ripostiglio di un Signore che con un suo amico era in possesso di un trasmettitore. C’erano solo le radio “pirata” e non private in quel periodo. Insomma, un giorno sono venuti in negozio da me e mi hanno chiesto di lavorare da loro dato che potevo avere accesso a tutti quei dischi. Mettevamo i vinili e facevamo la trasmissione di un’ora.

Franco, come è cambiato il lavoro presso le radio rispetto ad oggi?

Beh mi ricordo, anche con un filo di nostalgia, che alcune domeniche alle nove del mattino andavo in radio e registravo tutte le mie trasmissioni della settimana. Allora non era come adesso, non c’era bisogno di fare il “ganassa” per radio. Tu andavi in onda mettevi un disco, dicevi cos’era – ed erano i tuoi dischi - e al massimo traducevi un testo.

Franco, hai un curriculum di tutto rispetto e non possiamo citare tutto, però so che tra le tante cose hai anche prodotto dei dischi e nel ’78 hai anche lavorato presso la casa discografica EMI come ufficio stampa…

Non è un curriculum di tutto rispetto, è molto variegato. Iniziai a produrre dischi dopo aver lavorato alla EMI. Tornato dal militare andai a lavorare alla CGD, la Compagnia generale del disco in cui c’era anche la Caselli, feci un po’ da ufficio stampa e poi mi feci mettere all’artistico. Feci il disco di Ivan Cattaneo, il primo disco di Enrico Ruggeri, Caputo, il primo vero Christmas album. Mi piaceva un sacco questo lavoro perchè non parlavo dei dischi ma li facevo. Poi però arrivò il marketing, con i quali litigai terribilmente e alla fine mi diedero dei soldi per andarmene e dall’ 85 al ’95 feci solo il giornalista. Alla EMI invece mi proposi io dicendo loro scioccamente, che la persona più adatta a fare l’ufficio stampa doveva essere uno che scriveva di musica. Feci un colloquio, mi assunsero e per un po’ lavorai a Caronno Pertusella. Poi per fortuna mi mandarono a Milano con il mio capo e iniziai a fare il lavoro vero, conoscendo i giornalisti ecc. e feci il mio primo Festival di Sanremo nel ’79 uno dei peggiori mai realizzati, ma che ricordo con tanto affetto.

Come mai hai detto che hai fatto molte carriere? Ti sei occupato anche di altro al di fuori della musica?

Ho contribuito alla creazione e ideazione del “MISEX” e il marchio è mio! Un giorno proposero ad un ragazzo che conoscevo di organizzare una fiera del porno per la prima volta in Italia. Lui tirò dentro anche me e io dissi subito di sì e mi venne l’idea di fare dei veri e propri spettacoli con le porno star e non solo con degli stand che vendevano videocassette. Chiedemmo al Forum di ospitarci ed essi accettarono ma a percentuale. Ebbe un successo incredibile con più di 60.000 biglietti venduti. Dopo questo grande successo io però proposi di non farlo più perchè era irripetibile, invece tutti gli altri mi diedero del matto e addirittura per un po’ iniziammo a farlo due volte all’anno. Nel giro di pochi anni la cosa è iniziata a scemare, nacquero le imitazioni e io non mi divertivo più, così salutai e dissi continuate voi… ed eccomi a Rockol.

So che da un po’ di anni hai molto a cuore le band emergenti italiane e per loro hai anche organizzato molti eventi musicali. Hai dei consigli specifici da dare a questi gruppi per riuscire nella loro impresa?

Agli inizi degli anni ’00 iniziai a girare per concorsi di emergenti perchè mi divertiva e volevo sapere che cosa ci fosse in giro di nuovo. Purtroppo però quello che dico a questi ragazzi è che non hanno speranza! Occuparmi di loro è la mia occupazione principale ormai. Io consiglio loro di non cercare una casa discografica, perchè non serve, di cercare di suonare molto anche gratis, di ascoltare anche quello che fanno le altre band e di rendersi conto che nel 90% dei casi la loro musica fa schifo. Inoltre molti dovrebbero imparare ad accettare le critiche ed essere meno presuntuosi… altrimenti suonate cover che è meglio!

E ad un ragazzo che volesse come te provare ad intraprendere la carriera da giornalista e critico musicale che cosa consiglieresti?

Io non mi considero critico musicale, sono un cronista di musica. Noi parliamo di cantanti e di dischi non di musica, perché nessuno di noi ha fatto il conservatorio, nessuno sa leggere la musica o distinguere un accordo da un altro. Io poi sono pubblicista, non ho mai voluto fare l’esame di stato e non lo farò mai. Oggi chiunque può scrivere, il problema è cercare di portare la gente a leggere quello che scrivi. Chiunque può scrivere ma per imparare a scrivere bisognerebbe avere il culo di avere avuto per esempio il mio capo redattore dei tempi, che mi stracciava gli articoli senza dirmi perchè. Allora si poteva fare, oggi invece c'è troppa fretta di pubblicare e non hai il tempo di star lì a correggere. Può darsi che questo sia il futuro e che la professione del giornalista come la intendiamo noi tra dieci anni non ci sarà più, ma non vuol dire che sia un male. Comunque a chi volesse fare il giornalista posso consigliare di farlo bene e di essere lui stesso il suo primo critico, ma deve sapere che è più facile lavorare in proprio che far lavorare gli altri.

Qual è il genere musicale che Zanetti predilige e quali sono i suoi gruppi preferiti?

A casa io non ascolto musica, la sento in viaggio e di solito ascolto musica che già conosco e che so che mi piace. Gli ultimi che ho apprezzato quando ero ancora sensibile alla musica sono i dischi degli anni ’70. La penultima passione è stata Bowie, Lou Reed, il glam. Poi mi sono divertito molto con il punk. Sono cresciuto con i Beatles ma amo anche il progressive rock dei Genesis, King Crimson, Van der Graaf. Adesso mi capita di rado di trovare qualcosa che mi piace. Ho apprezzato dei dischi di Jovanotti, Cesare Cremonini, ma non tutto, e mi sono piaciuti molto entrambi i dischi de Il Genio, duo intelligente e davvero in gamba.


http://www.andymag.com/buzz/772-franco-zanetti.html

 

 

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